UNA RIPRESA

COME TANTE

una ripresa alla Mennea, direbbe il mio papà, come sempre quando succede. 

Due o tre settimane fa (non ricordo) ha iniziato a fare freddo. 

Ho iniziato a veder tornare la dermatite, a vedere qualche striatura di sangue nel catarro e a sentire il respiro non  essere più al top. 

Ho cercato di fare un detox (da il libro GUARIRE IL FEGATO che potete trovare nel Buyemma) ma non è finita bene, la crisi di disintossicazione è stata troppo forte e, col buon senso, ho dovuto interrompere. 

Da lì sono stati sempre alti e bassi, come sempre d’autunno. Lievemente spiazzante mentalmente e fisicamente. 

Un’ora ti senti bene, respiri, fai ginnastica, senti la connessione con te stessa forte e salda e sei la ragazza più felice del mondo.

Due ore dopo ti ritrovi sul divano, stanca, col respiro affannoso che manco mia nonna e fai fatica anche a pensare lucidamente. 

Allora ricorri ai soliti rimedi, provi a prendere la doppia dose di sedano, a cambiare tisana, ad essere più brava con la fisioterapia, fare buoni pensieri, cercare di tornare col pensiero a quando andava meglio, tenerti su di tono e non farti prendere dalla paura dei ricordi passati.  

E tutto ciò funziona, la maggior parte delle volte.  

Cerchi di continuare a studiare per i tuoi progetti, ad uscire a bere un cappuccino di soia con l’amica e di essere presente con i fratelli. 

Cerchi di fare la brava col cibo anche se è l’unica cosa che ti da conforto e piacere in questi casi (seppur momentaneo). 

Cerchi di mantenere il programma che ti eri predisposta di fare per l’autunno, come stretching, inglese, allenamenti, studio, ricette, scrivere, alzarsi presto.

Devi dare una risposta all’offerta della borsa di studio, di cui il corso inizia tra una settimana e non hai la minima idea di come starai per quel tempo. Sei consapevole che potresti riprenderti nel giro di due giorni e che nessuno si accorgerebbe di nulla, che potresti farcela a studiare i copioni ed arrivare pronta e sul pezzo. Ma sei anche consapevole che potrebbe durare tutta la settimana. L’ignoto che vivi è assordante. Aggiungici la voglia di vivere che hai e il pensiero che tu possa disturbare gli altri con i tuoi “chissà” e che possano non comprendere. 

Devi rispondere a quei messaggi, devi inviare quella mail dettagliata. Ma quanto è difficile farlo senza respirare?

 

Poi arriva il giorno in cui senti che la disconnessione è completa e non puoi più fare finta di stare bene. Non respiri. Parli a fatica, hai male, dal salone arrivi in bagno ansimando.  Chiami la mamma, che è a Milano, al lavoro.. piangendo tutte le tue lacrime al telefono, sapendo che lei sa e che comprende ogni singola sensazione senza che tu debba spiegare nulla. Quando la gente mi chiede “come va”? se ci fosse una parola per descrivere tutto ciò la direi, ma non c’è. 

Allora decidi e prendi l’antibiotico. E qui arriva la parte bella. 

Qui si comprende come, le medicine, se usate con criterio e al bisogno vero facciano il loro dovere. 

Il mio corpo è sveglio, pronto, ricettivo, non intossicato.. nonostante tutto! E’ come se prendessi le medicine per la prima volta.

Così ieri sera, allo stremo da un respiro infattibile durato tutto il giorno, mi prendo l’antibiotico prescritto in caso di bisogno. 

Cinque ore dopo riesco ad addormentarmi (già una grande conquista e sintomo che il respiro sta già migliorando e mi sto piano piano rilassando). 

Mi sveglio sta mattina ancora tutta indolenzita per lo sforzo di respirare di ieri, ma sento già che il muco si sta staccando dai polmoni. 

Rimango a letto fino a tardi, per darmi il permesso di godermi quella sensazione. 

Sento che la voglia di dolce e di schifezze è completamente sparita, sento la voglia di mettermi a filmare una ricetta tornare, e la speranza che forse forse riuscirò ad andare a Roma per la masterclas. 

Tengo a freno tutto ciò, perché so che il pensiero e le sensazioni sono molto più veloci del corpo e che ancora non è possibile fare tutto ciò. 

Sai bene cosa devi fare ora: Rimanere rilassata, digiuno liquido fino a sta sera in modo che il corpo sia più leggero e si possa occupare della guarigione, fare fisioterapia per espettorare il mare di “roba” che ti ha soffocata fino a poche ore prima, farti una bella doccia perché sei in condizioni pietose visto che i giorni scorsi facevi troppa fatica per potertela fare, fare il risciacquo freddo perché sai che aiuta molto. per cena solo veg e crudo. 

Eccomi qui, dopo aver adempito a tutto ciò, uscita dalla doccia come un’altra persona, cantando Dancing Queen e facendo un piccolo balletto di celebrazione per me stessa, pensando quanto sia potente la riconversione dello spirito con il corpo. 

Guardandomi allo specchio, tirando sospiri di sollievo, sentendo quanto ca**o è bello respirare. Non ringrazio mai abbastanza, penso. 

Mi guardo allo specchio dritta negli occhi e mi sorrido, ‘ben tornata’. 

Questa è la fibrosi cistica, tanta sofferenza, sia fisica, che emotiva, che spirituale, che mentale.

 Ma è anche l’ignoto.  

Non esiste dualità, e non esiste mezza certezza.

Ma, almeno nel mio caso, è anche tanta gioia.

scrivo con le lacrime che mi scendono sulle guance, grata, come sempre alla vita, per permettermi di sperimentare tutto ciò. 

it_ITIT_IT